28 marzo 2009

La fine di Fini il coerente

"Il nuovo partito fondato da Berlusconi in piazza San Babila? Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quel che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi... Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier, deve fare i conti con me, che ho pure vent'anni di meno. Mica crederà di essere eterno... Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. Mai. Si faccia appoggiare da Veltroni" (Gianfranco Fini, 18 novembre 2007)

Questa è la coerenza di Gianfranco Fini, uno che negli ultimi 15 anni è vissuto all'ombra di Berlusconi, assecondando a tal punto ogni sua decisione da arrivare a sciogliere Alleanza Nazionale in Forza Italia: non aveva senso mantenere in vita due partiti quando c'era già il pensiero unico. Provoca quindi ilarità l'odierna affermazione in cui dice che il Pdl sarà "un partito unitario, ma non a pensiero unico". Alla storia lascia la legge Bossi-Fini, una legge che fa acqua da tutte le parti così come i confini che si prefiggeva di chiudere (vagli a spiegare che siamo una penisola, in quanto tale circondata per tre lati dal mare). Ma lo ricorderemo soprattutto per i lunghi silenzi ed anche per qualche sussulto, come l'idea subito morta del voto agli immigrati regolari, il dare finalmente i diritti alle coppie di fatto o il viaggio in Israele. Discorsi tutti condivisibili e che in minima parte lo riscattano, peccato per lui che fossero concetti di sinistra ed in quanto tali non presi bene dalla sua base "leggermente" di destra. Discorsi tra l'altro rimasti tali non avendo avuto ovviamente un seguito, attimi di libertà nel pensiero unico berlusconiano, una sorta di ora d'aria. Ritornando alla coerenza fu memorabile la partecipazione convinta al Family day, con fiumi d'interviste sulla famiglia seguiti immediatamente dalle foto con una signora che non sembrava essere sua moglie. Capita a questi uomini politici di esser talmente legati alla famiglia che una non gli basta e cercano di raddoppiarla con discreti risultati. Casini docet. Quella è l'immagine con cui mi piace ricordarlo. Ho come l'impressione di aver scritto un involontario necrologio (politico, s'intende!) ed in un certo senso definirei la giornata di oggi la Fine di Fini (gioco di parole volontario). Non ha più un partito, i suoi ex colonnelli son tutti ormai berlusconiani, la base lo vede troppo di sinistra ma soprattutto ha sbagliato i conti con Berlusconi. Quando quest'ultimo scomparirà dalla scena politica se il Pdl sopravviverà non sarà di sicuro nominato Fini come suo successore. Proseguirà nel silenzio, rimarrà quindi coerente almeno in quello.

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